Una critica sociale contemporanea

Una società in cui la volgarità si confonde con l’eleganza, in cui l’anoressia è un prototipo di bellezza, in cui le mastoplastiche additive sostituiscono i cervelli e il silicone è un medicamento. Una società di idolatrie isteriche nei confronti di personaggi che non sfoggiano anime pensanti ma vuoti disfunzionali e dove lo spessore culturale è marginalizzato nell’abisso siderale di influencer e fenomeni web. Una società di disuguaglianze e fratture sociali. La dimensione relazionale si inabissa nel mondo dei social e affonda come una sorta di Titanic perchè si scontra contro l’iceberg dell’alienazione e l’isolamento. In cui la mascolinità è un accessorio stantio e uomini sfoggiano calzature virali e smalti da mascotte degne di una squadra di cheerleader allo scopo di sollevare la polemica sociale, mentre “una ragazza o un ragazzo di vita” di pasoliniana memoria muore nel silenzio e nel degrado – apoteosi della dinamica vittima/ carnefice – con i mass media che propinano modelli culturali da pollame d’allevamento intensivo è una società che non voglio raccontare.

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