La letteratura è la mia padrona, un rimedio amoris

La letteratura è quel quid, quel leitmotiv che consacra la passione nella mia vita. Anche se l’età che mi coglie, porta la sottoscritta a credere che i sogni siano evanescenti, la letteratura mi fa immedesimare nelle galeotte storie dei classici senza tempo. Quante volte mi son sentita una giovane lolita, quante volte come Jo March ho sognato di fare la scrittrice. Dedicarsi, infatti, all’otium letterario è ciò che nobilita la mia vita e se è vero che scrivere assomigli ad un lavoro come afferma Dostoevskij ne “Le memorie dal sottosuolo” vorrei passare la vita a fare questo o per lo meno essere sepolta con una penna in tasca.

Il mio feeling con uomini molto più grandi mi fa sentire proprio come l’eroina di Nabokov. Una piccola lolita. Ho cercato proprio come Siddharta l’illuminazione sotto un albero di fico o attraverso le innumerevoli ore di meditazione , prima di dormire. Sono affascinata da tutto ciò che è folklore, e così trascorro il tempo in lockdown ascoltando vecchi canti nordici, come il canto del lupo. Mi attira tutto quello che ha un sapore mitologico, che si accosta al divino. E le evanescenze delle remote terre nordiche hanno decisamente un qualcosa di unico. E poi proprio come Catherine Earnshaw ho vissuto di follia e amori impossibili. Come il Sognatore mi sono innamorata di un ideale. Ho viaggiato per molti mari e molte genti come Catullo che ama et odia. Sono stata definita la strega della brughiera o meglio del paese ai tempi che furono, in perfetto stile Hardy (Eustacia Vye se ne andava a spasso per la brughiera di notte e di giorno invece di dormire, non era di certo una benpensante o politicamente corretta).

E per quanto il tempo trascorso sui libri trascini con sé una scia di pesantezza, la letteratura latina riporta in àuge memorabili insegnamenti di retorica ed oratoria, memorabili temi su cui riflettere come la decadenza, l’amore, la libertà personale, la semplicità della vita agricola, le grandi gestae divanae, la corruzione. Le Georgiche incantano davvero il lettore e trasportano in un’atmosfera surreale, dove regna la pace. Come se le parole di Virgilio prendessero vita, come la dolce sensazione di vedere davvero il gracile vecchio di Corico che si accinge a coltivare la terra, a piantare gigli e verbene o papaveri. Per non parlare del Liber catulliano, dove trionfano i carmi struggenti e i sentimenti sembrano animarsi come violente tempeste su carta. O le elegie di Properzio, in cui l’amore per Cinzia assomiglia a un vero naufragio.

La letteratura è davvero la mia padrona, la mia pozione magica. Un rimedio amoris contro il mal di vivere, come direbbe Ovidio. Non oso immaginare cosa ne sarà della mia vita dopo la laurea, tra lavori che rifiuto o accetto, ma l’otium letterario è forse l’unica cosa che realmente alimenta la mia speranza, un cibo prezioso di cui giovarsi, un flute di vino degno di una vera Baccante, contro cui Catone il censore si schiererebbe.

Tutti meritiamo la passione nella vita, tutti dobbiamo nutrirci di questo prezioso nettare.

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