Lettera a me stessa

Parlo alla te stessa ventiquattrenne dalla soglia dei trent’anni. Sai, ti preferivo quando eri una sognatrice. Allora credevi che ai gran balli del Qube, un rospo si sarebbe trasformato in un principe. Di televisioni non ne sapevi ancora niente e anche se quel poco che ora sai ti basta, preferivi consumare la suola delle scarpe sui marciapiedi per raccontare delle storie ai margini. Eri un po’ più pudica, ingenua ed idealista. Adesso sei una qualunquista qualunque, dal fare materialista e dalla finta onestà. Hai imparato anche tu a fare buon viso a cattivo gioco e con il passar del tempo tutto il tuo piglio schietto si sta esaurendo. Ai grandi ideali di change non credi più, sei un prodotto post industriale della società hi tech , una mera nichilista. Ti piacerai anche in quanto donna, ma ti preferivo quando eri immacolata. Adesso non te ne frega più niente di nessuno, al principe manco credi più. Ah, no! Scusa. E’ all’amore che non credi più. Per questo un ragazzo vale un altro. Però sai stare da sola. Questo è quello che apprezzo di più di te. Sei tu la tua ancora. Tuttavia, quando non avevi perso gli occhi in una banca ed eri meno ricca perché non avevi un patrimonio immobiliare, era la tua stessa anima ad essere ricca. E quando non avevi quasi raggiunto i tuoi traguardi, credevi in un sogno utopico ed idealizzato. Adesso credi solo nel sordido vuoto di una vita vuota. Con il tempo hai imparato a dosare le parole e crescendo tutti quegli arzigogolamenti ,con cui eri solita raccontare la realtà ,stanno svanendo. Sei disillusa quanto un cane lasciato alla stazione. Prima , invece, eri randagia come una gatta. Una gatta sedimentata alla stazione, a cui non importava niente dei capelli. Ora hai speso 230 euro di extension. In passato questo ti faceva sorridere e con i capelli selvaggi e uno zaino sulle spalle, partivi alla volta del Vecchio Continente. La verità è che hai tutto senza avere niente e colmi i tuoi vuoti con vestiti, capelli, tatuaggi e ragazzi. Prima li colmavi con l’attivismo e lo sport. Allora questo mi fa pensare che qualcosa si sia davvero spezzato in te. Ti immergi negli abissi ma poi li guardi dalla superficie. Infatti la tua scrittura lungimirante è un gozzoviglio di apparenza, ma non tocchi mai quelle punte all’apice della profondità. Hai capito che apparire è molto più semplice di essere e allora hai scelto di apparire. La verità è che hai scelto te ogni giorno, ma poi hai smarrito quella te stessa ogni giorno sul tragitto dell’esistenza. E solo tu puoi percepire questa voragine.

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