Il giardino dei ciliegi

Scrivo parole consumate di amarezza per voi. So già che domani non mi sveglierò mai per andare in piscina e passerò tutta la notte a scrivere. Voi assomigliate al peggior dramma di Checov. Siete come quel giardino dei ciliegi dove la decadenza e l’oblio regnano incontrastati, vi innalzate sovrane, padrone di un tal abbandono. Non entrerò nel dettaglio di inconsuete dinamiche ma i cani…sono così infelici. Loro sono solo molto più plateali nell’esprimere un certo malcontento. Eppure questa immagine sarebbe l’istantanea perfetta di ciò che siete. Non è disprezzo. Consapevolezza. Eppure…

quando mi accingo a tornare, mi accolgono come un raggio di Sole, gli altri.

Si affacciano dalla finestra e ci si perde nella loquacità.

Ma voi, avete perso persino l’abitudine di parlare! Siete schiavizzate dalle vostre dinamiche lesive. Ci sono molte cose che io non capisco. La mancanza di socialità, questa alienazione, la sudditanza reciproca, il cibo come apoteosi.

Io sono molto diversa da questo fittizio Medioevo e dalle vostre vite monastiche. Io adoro star in giro a fare casino. E questo è il motivo per cui diventare adulta lontano dal vortice in cui siete risucchiate, mi permette di evolvere come persona.

Però se la vita fosse simile ad una tragedia shakespeariana avrebbe indubbiamente il vostro sapore.

Ho visto che le rose non sono fiorite quest’anno. Nemmeno i lillà. L’erba,invece, cresce selvatica e dispotica. Non c’è nemmeno una ginestra a tenervi compagnia.

Laggiù c’è un cielo bellissimo da scrutare. Soprattutto l’estate. E’ come la Notte stellata di Van Gogh. L’ultima volta che ho visto un cielo così ero a Gudvangen. Ma i vostri cieli non sono tersi, sono così neri. C’è una brezza, un venticello preserale. Quello dovrebbe alleggerire i vostri cuori.

Ma non c’è parola o sorriso o battuta da cui possiate trarre giovamento. Dio, che aridità del cuore. E quanta frustrazione. Ma se è la frustrazione il problema basterebbe poco, così poco.

Ti direi ma’ di darti una svegliata ma a poco servirebbe, accidenti!

Se papà può esser felice altrove in fondo…perché tu neghi a te stessa questa possibilità?

Il problema, sai è che anche io sono felice…ALTROVE! Magari nella città che amo e che mi fa sentire libera.

Allora mentre i cieli continuano a brillare con tutte quelle stelle la notte e i petali di rosa a svanire dovreste chiedervi perché anche io sono felice altrove…

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