La filologia classica come non ve l’hanno mai raccontata

Ho letto, una volta, di Galatea che arzigogolava sul suo blog di mondi letterari . Beh dall’ “amor per la parola” e dall’erudizione degli antichi, anche se i miei amici saran convinti di no perché ossessionati da me medesima ,in questi giorni, con le parole “FILOLOGIA” e “CLASSICA” e “NONRICORDONIENTE” con univerbazione e tanta petulanza ( 🙂 ) , insomma da questo affascinante mondo e culto dell’antico molti scenari che ignoravo a me sono apparsi.

Il mondo delle Epistole, deve esser stato una sorta di universo parallelo a cui le auctoritas affidavano le loro leggi. Petrarca, evidentemente, deve aver ipotizzato tanta senilità nella sua vita. Cicerone, invece, approfittando della bontade di Lucullo, tanto si stupì di trovar Catone nella sua biblioteca, avvezzo ai libri. Attico, stesso era un vero patrono. Un precursore dell’editoria odierna che cercava di rettificare, disperando, gli sbagli del suo amico Cicerone.

Molti copisti poi, dovevano avere l’ADHD se commettevano tutti quegli errori. Saltavano le righe, le parole con le stesse sillabe. Erano dei veri eretici. Lo stesso Boccaccio, chissà di quanti errori si sarà macchiato.

Non erano affatto animalisti, gli eruditi del passato. Trattavano la pelle di capra e pecora: il vellum o meglio la pergamena. Infatti, quando in Egitto ci fu un divieto di esportazione del papiro divennero conciatori appassionati. Che poi diciamocela tutta, srotolare 10 metri non era affatto conveniente. Spesso, infatti, citando i grandi del passato ci si affidava alla memoria, toppando. Ma proprio passando dal rotolo alla pergamena si giunge alla forma moderna del libro, il codice.

La critica testuale, un affascinante viaggio nella ricostruzione dell’originale, si snoda attraverso Lachmmaniani, usus scribendi, loci paralleli, lectio difficilior e chi più ne ha ne metta. Le innumerevoli teorie sono poco o niente però di fronte alla potenza dello stemma codicum e dell’emendatio.

Mille copisti, dall’antichità fino ai tempi moderni, i cui nomi non ricorderò mai- e umanesimo a parte- non fanno un Alessandrino. Che poi si sono presi pure la libertà di rendere normativo il testo di Omero, espurgandolo. Certo deve essere blasfemo che Agamennone trattasse Criseide da schiava , eppure quei pedanti pascolavano nel popoloso Egitto e litigavano nella gabbia delle Muse. A proposito, l’asteriskos, la diple (i loro segni critici)…parliamone…Che cos’è la diple, ad esempio?

La grande ipocrisia della Chiesa. Il grande debito dei Padri nei confronti degli antichi. Per quanto venga ribadito che non si attuò mai una vera censura, l’educazione è totalmente debitrice ai rethor ai grammaticus. I testi cristiani erano inadeguati alla formazione e grazie all’allegoria (l’interpretazione allegorica) ci si affidava alle testimonianze del passato. Furono proprio i monasteri a tramandare il sapere, durante le epoche buie. Lo stesso Erasmo (eh sì) si ispirò ai modelli pagani. Questi testi , a causa dell’ignoranza, non rappresentavano una minaccia per la fede ma erano utili per la formazione del clero.

Causa una certa stanchezza da amanuense e onde evitare di commettere degli errori, questo excursus nell’erudizione filologica, in una chiave inusuale, giunge all’emendatio ope ingenii.

Buonanotte e sogni eruditi.

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