Sardina come espressione identitaria

Piazza gremita per la manifestazione delle Sardine a Roma. Trentacinquemila coscienze popolari, risvegliate dalla lotta alla xenofobia e contro ogni forma di discriminazione, inneggiano “Bella Ciao” occupando San Giovanni in Laterano. “A noi che è patria il mondo come alle sardine il mare”, “Gentilsardina”, “Slegati per la vita” sono solo alcuni degli slogan presenti. Dopo l’intervento di Carla Nespolo, presidente dell’Anpi e la lettura degli articoli della Costituzione, la portavoce della Sea Watch, Giorgia Linardi afferma: “Eravamo stretti come sardine”. Interviene Pietro Bartolo, medico ed eurodeputato del PD: “Salvare le vite umane è un dovere. Restiamo umani.” Grande clamore per il leader, Mattia Santori che illustra le proposte del movimento: “Pretendiamo che chi è stato eletto vada nelle sedi istituzionali a fare politica invece di fare campagna elettorale permanentemente. Pretendiamo che chiunque ricopra la carica di ministro comunichi solamente sui canali istituzionali. Pretendiamo trasparenza nell’uso che la politica fa dei social network. Pretendiamo che il mondo dell’informazione protegga, difenda e si avvicini alla verità. Pretendiamo che la violenza venga esclusa dai toni e dai contenuti della politica in ogni sua forma e che la violenza verbale venga equiparata a quella fisica. Chiediamo di abrogare il Decreto Sicurezza”. I rappresentanti delle Sardine Nere aggiungono: “Chi scappa da una guerra non deve essere trattato come un animale. Dobbiamo pretendere che il governo italiano non venda più armi all’Africa e alla Turchia”.

Si evince, dunque, un contesto pacifista teso a contrastare il populismo imperante e in grado di coniugare la mezcla del Paese con una serie di topoi: l’antifascismo, l’antirazzismo, l’omofobia, la tutela dell’ambiente. Il disagio identitario trova un denominatore comune in una lotta diplomatica che si schiera a favore della diversità. Nella liquefazione della società, chi ha smarrito la sua appartenenza civica cerca uno strumento che si faccia portavoce della propria alienazione. E’ questo status che alimenta la protesta odierna. Le Sardine rivendicano i valori fondamentali della Costituzione, si schierano contro il sovranismo, alimentano un vento politico di sinistra, ritenendo che quest’ultima sia carente a livello propagandistico, la loro ondata è tesa a svegliare l’intorbidimento nazionale attraverso il decentramento. Contrastano apertamente la Lega “per restare umani”. Dichiarano, nella plausibilità di tale affermazione, di autotassarsi poiché “per i propri ideali non è importante il sudore”. Sono apartitici quanto lo stesso Gaber, la cui voce riecheggia nella piazza o l’Eskimo di Guccini.

Dice una Sardina di Taranto: “Questo movimento può svegliare le coscienze perché molte persone sono disinteressate alla politica. Se qualcosa le accende, possiamo mettere alle strette quel clima di odio che si è creato. Sono aumentati episodi di razzismo e di bullismo. Bisogna far capire che questo Paese si basa sul pregiudizio. I nostri valori dovrebbero coniugarsi con qualsiasi cittadino italiano. Si potrebbero sposare anche con la destra. Se parliamo della destra estremista di adesso no, ma idealmente dovrebbero racchiudere tutti. Non è qualcosa di esclusivo. E’ una manifestazione inclusiva. Non ci sarà un futuro come partito, ci sono troppi partiti. Crediamo nella nostra forza per farci sentire e cambiare qualcosa. Questo è un movimento di riaffermazione sociale e culturale”.

“E’ espressione della propria identità, le persone che sono qui non si sentono rappresentate da chi è al potere in questo momento. La politica di Salvini va contro l’accoglienza. Siamo un insieme di persone che hanno idee comuni” afferma un’altra Sardina.

Ricerca identitaria dunque, riaffermazione di valori costituzionali oltraggiati secondo i militanti, difesa delle minoranze, espressione liberale dell’affermazione del proprio pensiero che contrasta l’egemonia salviniana grazie alla coesione. Proprio come il vessillo del movimento sventolato in piazza, un pesce piccolo e indifeso che si muove in gruppo: la Sardina che non abbocca.

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