IL PALAZZO DI VIALE DELLE PROVINCIE:STORIA DI UN’OCCUPAZIONE

E’ il 6 dicembre 2012 quando 130 individui, con la forza della disperazione, decidono di usurpare un palazzo abbandonato da ben 15 anni, scardinando il cancello. Un palazzo che una volta aveva la sua dignità. C’erano gli uffici dell’Inps e si vociferava che l’edificio fosse stato abbandonato a causa dell’amianto. Oggi guardando lo stabile, si avverte la sensazione di abbandono e degrado ma in realtà questo è il tetto di tanta gente. Si contano 26 famiglie all’incirca. Siamo in viale delle Provincie, quella che dovrebbe essere una zona benestante cela i suoi segreti dietro un enorme cancello nero. Qui troviamo un uomo,un occupante intento a ‘fare il picchetto’. Così chiamano la loro l’attività di portineria: una sorveglianza interna. L’accesso è riservato solo ai residenti, tant’è che nemmeno la polizia ha il permesso di entrare. Kamel afferma che lo fa per arrotondare, per comprare le sigarette ma si sente sfruttato: guadagna 4 euro in cinque ore di lavoro.Noi entriamo, varchiamo la soglia che separa questi due mondi, il mondo dell’agiatezza e dell’illegalità, o meglio dell’abusivismo urbano. C’è un via vai di persone, vediamo gente che sta lavorando, altri non sono in ottimo stato. Nell’ingresso, accatastati uno dopo l’altro, una moltitudine di passeggini, perché l’ascensore esiste ma non può essere usato. Le scale sono lerce, sudicie e si sente un odore particolare. Quello che sorprende però è che all’interno “gli appartamenti” siano agibili, anche se restano pur sempre degli uffici. Hanno due, al massimo tre stanze: una camera da letto e una specie di soggiorno con angolo cottura. Il bagno è in corridoio e lo dividono con altre famiglie ma qualcuno possiede il bagno per conto proprio. Non pagano le spese, nemmeno la luce e l’acqua ma “non manca niente “.A occupare abusivamente questo edificio, sono per lo più immigrati. Hanno cittadinanze diverse:marocchini,egiziani, etiopici, eritrei,tunisini, specialmente sudamericani:peruviani ed ecuadoriani. La maggior parte  di loro ha i documenti in regola e il permesso di soggiorno, perfino uno stipendio su cui contare.  Forse due.  E’ possibile che in alcune famiglie lavorino entrambi i coniugi, guadagnando più di duemila euro al mese. Ma questo è solo uno degli aspetti contrastanti. Infatti la gestione del palazzo, la sorte di tutte queste persone potrebbe essere nelle mani di società che operano illegalmente, di chi conta e ha una professione redditizia. Per gli occupanti costui è il benefattore della collettività: “Se c’è un posto abbandonato lui cerca di occupare, è una brava persona, fa del bene a tutti, specialmente agli stranieri.” Perché è così che funziona, queste società detengono il potere su altri edifici occupati abusivamente nel territorio romano, in zone centralissime e insospettabili; lasciando allo Stato e alle forze dell’ordine un ruolo del tutto marginale. “Li chiamiamo noi e loro vengono. E’ entrata l’ambulanza per uno che si è ferito, fatto male.La polizia non può entrare qua perché è un’abitazione abusiva. Quattro-cinque mesi fa, quando abbiamo chiamato la polizia per quella stronza là, è arrivata fino al cancello. Entrate gli abbiamo detto e loro ci hanno risposto:no,non possiamo, fatela venire qua!” La stronza in questione era “una ragazza marocchina che faceva schifo, faceva sempre casino, si ubriacava e aveva sempre la bottiglia in mano come una barbona, rompeva tutte le cassette della posta, il cancello, gli specchietti delle auto e alla fine è stata cacciata.Il nostro principale ha deciso di mandarla via.” In fondo anche nell’anarchia ci sono delle regole e ogni società prevede il rispetto altrui, rispetto che però non è percepito dai residenti della zona che vinti dal pregiudizio si sentono minacciati, insicuri e si lamentano per il degrado,la spazzatura, la musica delle feste domenicali (quando tutti gli occupanti si riuniscono davanti il cortile del palazzo per grigliare la carne). Ma il ricordo delle grida, è soprattutto quel ricordo a parlare.  Qualcuno sostiene di aver sentito grida strazianti e subentra quindi la paura, il terrore. Elementi che rendono l’edificio un posto pericoloso, da cui è meglio girare al largo. Da qui sfociano le varie accuse, tra cui quelle di furto, facendo predominare la xenofobia nell’animo umano. “E’ stata violentata una ragazza lì” dicono. Un sudanese ha sequestrato e seviziato una donna più grande di lui nel maggio 2014, ma nessuno vuole parlare, nessuno ricorda e anche se tacere  diventa una colpa è meglio che il passato resti tale.  D’altronde gli occupanti sembrano essere inconsapevoli dell’ombra che riaffiora e negano lo stupro, vivendo quotidianamente con la certezza della precarietà. Sanno che un giorno dovranno andarsene e abbandonare quella che ormai è diventata la loro abitazione:”Fra due o tre anni ci sgombrano, lo pensiamo tutti, perché siamo abusivi e non abbiamo nessun diritto.” Conservano nel cuore la speranza di una casa popolare,l’illusione di non finire per strada perché “non dico che siamo tutte brave persone, i cattivi sono ovunque ma ci sono anche i bravi.”

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