Le chiamano le gabbie dorate

Le chiamano le gabbie dorate, quelle in cui ti fanno crescere sin dall’infanzia. Le gabbie perfette. In cui a te non sia mai preclusa nessuna attenzione. In cui hai le merendine della Kinder, il buon cibo a tavola, la Coca Cola. Però se ingrassi è colpa tua. Le chiamano le gabbie dorate quelle in cui ti costruiscono un mondo perfetto. In cui tua zia ti fa stare china sui libri tutto il pomeriggio mentre tu vorresti sbucciarti le ginocchia e basta. Ti fa leggere ore e ore, ti fa fare i dettati, ti fa fare ricerche sulle enciclopedie. Le chiamano le gabbie dorate quelle in cui tua madre sceglie i vestiti da hippie per te, le fantasie da figlia dei fiori. Quelle in cui ti porta nelle boutique di classe perché lei giustamente veste Krizia. Quelle gabbie in cui no, non puoi avvicinarti al lago il giorno della tua comunione perché è pericoloso. “Lo sai che il lago è carsico! Te l’ho detto.” Sono le gabbie perfette mentre tu vorresti solo montare sul cavallo di tuo padre. Poi improvvisamente qualcosa si inceppa, si rompe. La gabbia va in frantumi. Inizi a ribellarti, a rivendicare il tuo posto nel mondo. E allora ecco,che allo scoccare dei 16 anni con la prima minigonna qualcuno ti apostrofa male. Qualcuno della tua famiglia. Tu cominci a volere di più, a pretendere sempre di più. A sovvertire ciò che ti hanno imposto, ossia le rigide regole della gabbia dorata. Quindi non ti basta più un piercing, ne vuoi due, anzi tre. Ma se ancora troppo piccola per capire certe cose. Così quando realizzi che tutto sia un tabù per la tua famiglia arrivi all’estremizzazione. Quando il clima si fa rovente e ormai sei patentata inizi a rincasare all’alba tutti i giorni. Ancora oggi, alla soglia di 30 anni la mia famiglia vorrebbe farmi vivere in una gabbia dorata. Non accetta la mia libertà, il mio essere una pensatrice libera lontano dai dogmi e dalle convenzioni sociali. E ancora oggi sento il bisogno di ribellarmi. E ancora oggi, quando mi sento in trappola guido senza meta, ho bisogno di un piercing o di un tatuaggio. Per dimostrare che con la mia ribellione non potranno mai incastrarmi nella vita monastica che loro hanno scelto. E scusate se mi tolgo la camicia in piazza,se vago in giro per l’Europa, se seguo i miei istinti. Non potrete mai ingabbiare la mia mente con le vostre catene.

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