Serena Van Der Woodsen:spirito libero, nemesi anticonformista, icona grunge

Nel contesto delle lotte di potere e dei combattimenti tra gatte della filmografia americana spiccano due personaggi emblematici, appartenenti alla dicotomia che da sempre contrappone le icone pop per antonomasia: Audrey Hepburn, vessillo di classe ed eleganza e Marilyn Monroe, la femme fatale che oltre il ruolo di donna-oggetto nasconde una psiche fragile e complessa. Da questo paradosso che trae i suoi albori nella letteratura, a partire dalla machiavellica Becky Sharp di Thackeray (La fiera della vanità) e dalla frivola Gloria di Fitzgerald (Belli e Dannati) nascono personaggi che a causa dei teen-drama, hanno influenzato generazioni intere di adolescenti. Dacché negli anni 2000, per quel che concerne la mia epoca, le giovani hanno iniziato a percepirsi come le ragazze della porta accanto e a racchiudersi in involucri fatti di salopette e jeans scanzonati (Dawsons’ Creek, il vero cult dell’adolescenza è autore di questo plagio) lo scettro è passato ad un telefilm che ha condizionato le menti nei giorni a venire. Ovviamente ,Gossip girl. Per cui tutte, nessuna esclusa, abbiamo iniziato a percepirci come accentratrici del potere femminile in una realtà paradossale, in cui aspiravamo ad una vita cosmopolita, nei nostri piccoli mondi provinciali. Ma ora veniamo al nocciolo della questione. Da quando è andato in onda il primo episodio di Gossip Girl, la rivalità tra donne è stata suggellata come un vero topos. Nel corso degli episodi tuttavia la supernova Serena si eclissa per lasciare il posto all’astro nascente del dramma: Blair Waldorf. Allora le donzelle hanno puntualmente iniziato ad aspirare a questo modello canonico di leadership al femminile e la figura della queen bee, una realtà ascendente nei licei di rango, si è presto affermata come utopia. Blair, una vera arrampicatrice sociale, con la sua ironia sferzante e con il dramma di catulliana memoria in tasca “Odio Chuck/Amo Chuck”, con i suoi assi in serbo e uno stile esageratamente bon ton ha conquistato tutti. Per quanto sia inverosimile questa caricatura, perché se andiamo al di là dei personaggi scopriamo che perfino gli attori dello star-system di Hollywood passeggiano per strada in sneakers, alla versione elitaria della leadership femminile è preferibile di gran lunga la sua nemesi, quella grunge e populista di un regno intessuto con i lustrini e le paillettes. Serena, la bionda esplosiva, meglio conosciuta come la regina fuggiasca dello show, resta di gran lunga il personaggio più controverso. Dispotica e snob B., distruttiva nei suoi colpi di testa S. Odiata quanto Blair viene temuta, definita “il character peggiore in assoluto” e da cui la stessa Blake prende le distanze, redenta per metonimia e con l’alibi di una musa eterea del Dolce Stil Novo, dietro cui sfodera capricci di ogni sorta resta il motore scatenante, la miccia da cui parte ogni esplosione. Blair deve faticare non poco per conservare la sua posizione ai vertici, Serena cammina su un tappetto rosso ovunque vada. Le basta quel sorriso smagliante, quella solarità, quell’innata gentilezza. Mentre la prima cerca di incastrarsi in un ruolo, quello fiabesco di Maria Antonietta, la seconda non fa che mettere continuamente in discussione il mondo patinato dal quale proviene. Un vero spirito libero che solo pochi possono apprezzare davvero. Serena non vuole calzare lo stereotipo e va oltre per questo. Ai sedili posteriori predilige una vespa, all’autista la guida, ai jet privati i treni last-minute che ti portano chissà dove.

E non fa che alterare le regole per tutte le stagioni. Si droga e sa che sbaglia. Beve e poi si ritrova in un angolo, col cuore malconcio, pervasa da strane malinconie come una vera esponente della Beat Generation. Combina una serie infinitesimale di guai e prova a cambiare ma sa bene che la ribellione è la sua vera indole. E lo manifesta anche da un look fatto di jeans, cuissardes, cravattini e giacche in pelle. Come dimenticare Serena che conquista di nuovo la leadership della Constance dichiarando guerra alla sua nemesi, come dimenticare la cavalcata al country club, come dimenticare il suo lavoro allo “Spectator” in quanto aspirante pubblicista, come dimenticare tutti quei drink che la trasformano nella versione molesta di se stessa e tutti quei potenziali partner nei quali si rifugia per compensare il vuoto affettivo lasciato da suo padre, gli scontri con sua madre, le casse di champagne a scuola, i party in cui dà deliberatamente il peggio di sé, la valigia pronta ogni 2×3? Per andare lontano e reinventarsi, iniziare dal principio,libera dai cliché e dal retaggio della sua vita incasinata. Una speranza vana, come quella di redimersi davvero perché lei è il mondo dell’Upper East Side dal quale fugge, perché il suo lato oscuro è parte integrante di questa complessa psiche.

Perennemente in conflitto con se stessa, altera, imprevedibile,selvaggia come i suoi capelli spettinati , libera ma pur sempre in catene.

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