E’ colpa di…Vasco Rossi per quei sedici anni scapestrati,per quella vita maleducata,per la marijuana e tutto il resto.

Nelle canzoni di Vasco Rossi è racchiusa tutta la mia adolescenza.E’ colpa sua se il rock è la conditio sine qua non della mia intera esistenza. Se voglio ancora una vita spericolata come quella dei film, esagerata. Sono stata, lo ammetto, un’Albakiara anche io. All’epoca andava in onda un film denominato “I Liceali”. E quando mi dissero che “Monica Morucci” rappresentava la mia essenza, stentavo a crederlo. E’ vano dire quanto questi modelli utopici di ribellione e di anticonformismo abbiano plagiato la mia persona. Ma facciamo un passo indietro. Quando ero ancora una ragazzina ingenua al primo anno di superiori, con un bagaglio di esperienze pressoché nullo, a causa del retaggio del paesino di campagna dal quale provenivo e mi vestivo come un maschiaccio, venni in contatto con le mie coetanee. Allora molto più emancipate di me. La prima volta che qualcuno mise degli auricolari nelle mie orecchie, poiché per andare a scuola era necessario percorrere un lungo tragitto in autobus, nella playlist dell’ MP3 (un oggetto ormai desueto) scorreva una canzone di Vasco. La suddetta canzone era Rewind (un testo che cantavo davanti lo stereo ,esattamente, come la ragazza del video). Da allora ebbero inizio tutte le mie peregrinazioni adolescenziali. Le prime sigarette fumate di nascosto (rigorosamente Marlboro light) , le prime volte che marinai la scuola, i primi litigi con i bulli, i primi baci. Una serie di topos comuni ad ogni adolescente. Solo che io ero la ribelle per antonomasia. Perché facevo , quando ancora non ero libera di farlo, un po’ il cavolo che mi pareva. E la disciplina non sapevo neanche cosa fosse (tant’è che sulla mia pagella c’era un bel sette in condotta). Ero Silvia “che si veste davanti allo specchio e sulle labbra un po’ di rossetto ,andiamoci piano pero’ con il trucco ,se no la mamma brontolerà.Silvia fai presto che sono le 8 ,se non ti muovi fai tardi lo stesso e poi la smetti con tutto quel trucco che non sta bene te l’ho già detto”. Ero quella che ” fumava marijuana di nascosto però non dalla polizia ma da Edwige e la zia.” Ascoltavo “Occhi blu” la prima volta che iniziai ad uscire con un ragazzo seriamente (si faceva chiamare Saw l’Enigmista, ho detto tutto). Ero “un’inguaribile romantica, un po’ isterica (discutevo con tutti :D),però simpatica, certo unica” e terribilmente Sally, stanca di fare la guerra. Insomma, Vasco mi hai fottuta. E come hai fottuto me, lo hai fatto con i miei coetanei. Con la tua poesia rock e melanconica al contempo, con i giri di chitarra della tua band, gli assoli. Anche se ora non li capisco: hanno messo tutti la testa a posto. E chissà forse pure io. Non mi ricordo neanche più quando ho trascorso una vera nottata rock. Perché , ahimè, non siamo più “solo noi che andiamo a letto la mattina presto e ci svegliamo con il mal di testa ,che non abbiamo vita regolare, che non ci sappiamo limitare ,che non abbiamo più rispetto per niente ,neanche per la mente,quelli che poi muoiono presto ,quelli che però è lo stesso.Noi che non vi stiamo neanche più ad ascoltare ,quelli che non hanno più rispetto neanche per la gente , quelli che ormai non credono più a niente e vi fregano sempre …sì… che tra demonio e santità è lo stesso, basta che ci sia posto ,quelli che non han voglia di far niente ,rubano sempre, la generazione di sconvolti che non han più santi né eroi…”

Ti sono grata , perché hai scandito passo dopo passo, gli anni più importanti della mia vita…Come dimenticare “Siamo soli” , “Senza Parole” , “Stupido Hotel”(relegate ad amori platonici di vario genere ), “Liberi, liberi” , “Anima Fragile” , “Vivere” (nei momenti nevralgici di tristezza) o “Ti voglio bene” (ma scusa tra i vari interessi che hai dimmi che posto mi dai -all’epoca mi dilettavo con la chitarra acustica, andavo già a mille beat al minuto e nello stesso frangente cercavo, mio malgrado, di costruire una relazione duratura). Ma meglio che la rassegna finisca qua. Potrei passare al setaccio tutti i tuoi testi.Il succo, però, non cambierebbe. Vasco, tu sei in parte, l’ artefice della mia costruzione personale.E le emozioni che hai saputo raccontare, meglio di chiunque altro, riecheggeranno tra i posteri . Oggi, vivo tra due fuochi ma resto in piedi come Rocky. Sono “La verità”. Quella che “rimescola le regole. Nessuno sa, se viene o se ne va.”  D’altronde “la verità disturba sempre un po’ qualcosa .La verità non è una signora.”



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