Corpi speciali dei servizi segreti rumeni:un militare si racconta

Questa è la storia di un cecchino che apparteneva ai corpi speciali dei servizi segreti rumeni. Un uomo consumato dalla vita, con una lunga cicatrice sulle gambe:quella di un proiettile che ha estratto da solo dal suo arto, grazie ad un coltello. “Ne ho viste tante” dice. “Ho visto la morte con i miei occhi. Partivo ogni tre mesi per andare in Iraq e non sapevo se sarei tornato a casa. Il giorno che mi spararono ero da solo. Dovetti afferrare un coltello ed estrarre la pallottola. La chiamano la zona della morte. Quella da cui venni colpito, per opera di un terrorista iracheno. Perché è invisibile, per l’appunto. La nostra unità faceva da copertura ai servizi militari americani. Ci appostavamo sulle cime dei palazzi per giorni e giorni, mentre le strade erano invase dai nostri alleati. Li ammazzavo, chissà quanti ne ho uccisi, senza conoscere nemmeno la loro identità.” E lo dice orgogliosamente, senza cenni di rimorso. “Mi riferisco ai terroristi naturalmente. Tale piaga dell’umanità, coinvolge anche la popolazione civile. Anzi, è soprattutto di loro che non puoi fidarti. Nascondono cinture cariche di bombe, sotto le vesti. Il sangue che si versa quotidianamente in Iraq decima centinaia di persone. Ma è una guerra subdola, che non può essere arrestata fino a quando l’ideologia e la cultura stessa non evolveranno.” Poi si sofferma anche sui privilegi del suo lavoro: “Mi pagavano profumatamente, ero ricco. Mi bastava andare al bar e mostrare il mio distintivo per essere trattato con riverenza.Nonostante ciò, non mi sono mai approfittato della divisa che indossavo. Alla fine ho smesso. Disguidi logistici. Ma se tornassi indietro” ostenta con fierezza “li ammazzerei ancora quei terroristi.Il sangue che ho versato è il sangue di spietati assassini e chissà di quante anime si sarebbero macchiati se non lo avessi fatto.”

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