I Maori, il Gange, Mujica, Erodiade, Augé. L’indie, soprattutto l’indie.

In questi anni mi sono immersa così tanto nei libri da riuscire a non pensare alla banalità del fato. Ho pensato piuttosto ai Maori e grazie a loro ho affinato l’arte della guerra. Oppure ai signori delle foreste, gli Indiani delle Grandi Pianure, quei nobili selvaggi con la loro guerriglia endemica. E all’India stessa, alla sacralità del Gange, al karma, al Brahman, al feticidio o al controllo delle nascite in Cina. All’Uruguay, all’eroina dei due mondi, ai Tupamaros, a Mujica. Comunque se ora mi parleranno di immigrazione io saprò dire come eravamo noi in America nel diciannovesimo secolo e saprò fare una profonda scissione tra i profughi e i clandestini. Ho compreso tante cose. In via Toledo, ho capito perché il dialetto fa parte del nostro bagaglio culturale ,ad esempio. E alle Dolomiti, in Tirolo , il motivo per cui c’è una comunità alloglotta di tedescofoni. Mi sono immedesimata tanto in Erodiade, la bella principessa violata da uno sguardo del Battista e barricata nella sua torre d’avorio. Da Poe e i suoi mostri, da Baudelaire e i suoi fiori del male ho colto la fragilità del senno. E ho iniziato a conoscere il buddhismo Theravāda. Sono stata nell’alterità, alla Caritas, dove mi hanno detto qualcosa a proposito delle donne incinte, l’aborto e il Cattolicesimo. Mi sono opposta e ho difeso la libertà di scegliere che ognuno di noi deve possedere. Al Santa Maria della Pietà,invece, ho visto l’orrore con i miei occhi. Ho compreso che quell’orrore si è assottigliato un poco, solo un poco. Ho fatto anche un bel viaggio nelle devozioni differenti. Nei luoghi di culto di Tor Pignattara, come i templi induisti, le persone sono gentili. Offrono polpette di riso ai visitatori. Ma quando sono entrata in una moschea senza velo, mi guardavano basiti.Ho rotto le palle pure all’Imam. Gli ho chiesto come si possa scindere l’Islam dall’integralismo.. Sono stata in piazza a manifestare, ho interrotto perfino la presentazione di un libro per parlare della mercificazione delle donne viste come oggetti sessuali e non pensatrici libere. Però ammetto che ci voglia una grande cultura per essere pensatori liberi.Io ho inculcato nella mia mente così tante di quelle teorie da perdermi in alcuni labirinti, ragionamenti arzigogolati. La società liquida di Bauman, l’ipotesi della repressione della sessualità di Foucault, la Queer theory o la Butler e il genere come costruzione sociale, Marc Augé e l’ipermodernità, i luoghi che non sono in cui transitano tutti come quel luogo che non siamo noi e che esiste solo nella nostra testa, le lotte di potere tra bande e le ipotesi alle origini della criminalità organizzata in America, l’ecologia sociale di Chicago, e l’ecologia vera e propria, la tutela della biodiversità. Quindi me la sono presa pure con la Monsanto e tutte le multinazionali. E con chi non apprezza l’energia eolica o solare. Ma ho imparato a non arrabbiarmi più di tanto e ad usare il sarcasmo quando ho studiato l’ironia. Quella di Madame Bovary o di Don Chisciotte ad esempio.Ho studiato anche la storia del teatro e Shakespeare. Così come Petrarca e il Dolce Stil Novo.Adesso so pure cos’è il sistema-mondo, quali sono i seggi e i paesi che hanno voce in capitolo nell’UE e all’ONU. Adoro i peacekeeping. So in cosa consiste lo scontro delle civiltà di Huntington e perché il mondo sia dicotomico. Allo stesso modo ho cercato di capire da cosa avesse origine la dicotomia del mio mondo. E mi sono fatta tante domande. Ma sono ancora in cerca di molte risposte.Così ogni tanto, quando mi annoiavo, mi perdevo in qualche bel casino che mi ricordava come ci si sente ad ascoltare Eddie Vedder, Hendrix ,Lou Reed o chissà chi. Ma anche Gaber. E Guccini. De Gregori. L’indie, soprattutto l’indie.

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