Tutte le volte che ho provato a vivere in un film. E ho fallito.

Iniziamo questo topic con le grandi illusioni che le case cinematografiche costruiscono ad hoc per noi. Ragazze, fin da bambine, veniamo plagiate da queste affabulazioni travolgenti in cui la Cenerentola di turno troverà ,puntualmente, il suo principe e vivrà per sempre in un castello fatato,metafora di una vita eterea e perfetta. Cresciamo con alte aspettative sulla vita, sull’amore e le relazioni sociali. Ci abituano all’idea che un ragazzino che ti prende in giro è cotto di te, tabù sdoganato da “La verità è che non gli piaci abbastanza”. A causa di shojo come Piccoli Problemi di cuore che ha compromesso soprattutto la mia generazione (quella degli anni ’90) e di teen-drama come Dawson’s Creek , The O.C o Gossip Girl, durante l’adolescenza crediamo in amicizie che profumano d’amore, che fan sognare, trepidare, bisbigliare dolcemente “I love you”. Dalla soglia dei miei 30 anni, vi dico:rassegniamoci! Ryan, Pacey& co NON esistono. La figura del bel tenebroso, pronto a gettarti la sua ancora di salvezza è una mera invenzione, partorita dalla fantasia di qualcuno più deluso dalla realtà di noi. Quindi, per farla breve, si tratta di stereotipi che non coincidono affatto, con la fauna senziente e locale. Tuttavia queste consapevolezze non mi hanno esulata dalla fiaba “del vissero felici e contenti” e da brava romantica e sognatrice, quale sono, ci sono cascata anche io! Vi dico come è andata realmente:

-Partiamo da un cult che appartiene al filone ” da brutto anatroccolo a strafiga in grado di far cascare chiunque ai suoi piedi” e premetto che per far ciò sia sufficiente togliere gli occhiali. Parlo di “Come tu mi vuoi” e in questo caso dell’emblematica scena in cui Cristiana Capotondi e Nicolas Vaporidis sono sul tetto di un ateneo. Dopo molteplici peripezie, sono finalmente pronti a dichiararsi il loro amore reciproco e ,forse, a dare alla luce il primo figlio :D. Scherzi a parte, si vedono, i due protagonisti riversi a terra, intenti ad amoreggiare.

REALTA’: Sesto piano della facoltà di Lettere. Luglio inoltrato,fronte grondante di sudore, Sole che abbaglia la vista, ansia pre-esame. Di Nicolas Vaporidis neanche l’ombra. Avvistate solo due studentesse che degustano il pranzo. “Mi butto, non mi butto, che faccio?!” sarcasticamente parlando.”Non ti sporgere troppo per favore!” mi urla una di loro “sennò mi vengono le vertigini!”

-Ora parliamo dell’iconico capolavoro di Federico Fellini “La dolce vita” e dell’indimenticabile scena in cui la bellissima attrice svedese Anita Ekberg fa il bagno nella Fontana di Trevi. “Marcello?” dice con voce soave, mentre l’acqua sgorga sul suo fisico prorompente.

REALTA’: Dopo una serata passata a teatro a vedere uno spettacolo su “Beatrice Cenci”, con la mia elegantissima gonna nera che si riversa a terra e mi fa inciampare in ogni sampietrino (tacchi complici) , prendo la mia Opel Tigra e decido di raggiungere la Fontana di Trevi. E qui iniziano le imprecazioni. Il Tom Tom mi fa sbagliare strada ogni 5 secondi, “ricalcolo, ricalco” continua a dire Moana Pozzi mentre sudo freddo e oltrepasso innumerevoli zone ZTL del centro storico. Finalmente riesco ad arrivare a destinazione. Appena scendo dalla macchina sopraggiunge un tassista che mi urla:” Te la stai cercando!” e apre di fronte a me innumerevoli scenari di molestie di vario genere. Incurante, mi avvio a piedi verso la Fontana di Trevi. Immersa in una solitudine spaventosa e di una bellezza mozzafiato. Questa odissea finisce qua. Con la mia ombra solitaria, intenta a contemplare la bellezza di questo artificio umano maestoso.

-Andiamo al sodo. Un altro film che mi ha plagiata è stato “Basic instinct”. Penso non ci sia bisogno che mi esprima sulla trama che tutti voi conoscerete, ma l’immagine della femme fatale algida e machiavellica, in grado di soggiogare qualsiasi uomo e assoggettarlo al suo volere ha suscitato in me parecchia ammirazione. Solo che non avrei mai immaginato di ritrovarmi in una circostanza analoga. La scena a cui mi riferisco è quella in cui Sharon Stone finisce nel lago.

REALTA’: Accetto l’invito di un quarantenne. Fa lo speculatore. E’ misogino e la serata prende subito una piega sgradevole. Apostrofa le donne come poco di buono. Per digerire la sua compagnia mando giù qualche Prosecco di troppo. E, brilla, salgo nella sua automobile mettendomi al volante. A questo punto il soggetto in questione appare vagamente eccitato dalla mia guida sportiva e tenta di emulare le vicissitudini sopra-citate. Non vado oltre per questioni di buon gusto. Freno a secco, scendo dalla macchina e lo spintono sul cofano. Morale della favola:torno a casa a piedi, in piena notte e con i tacchi tra le mani.

-Un altro film che ha condizionato la mia aspettativa sugli uomini è “Tre metri sopra il cielo”. Parliamoci chiaramente. Baby l’avrei strozzata. Una figura ostica. La classica pariolina snob. Non mi aspetto molto da questa categoria di persone. Sono e rimarrò pro Gin per tutta la vita. Ma andiamo avanti. Uno come Step, fin da quando ero adolescente, ha sempre rappresentato il mio prototipo d’uomo. Con il senno di adesso mi dico: “Ma che sciocchina!” Però quegli addominali, tutto sommato , ne valgono la pena.

REALTA’: Accetto l’invito in moto del mio amico x. Lui, però, non è proprio Riccardo Scamarcio. Tuttavia c’è un detto che recita più o meno così:”uomo de’ panza, uomo de’ sostanza”. Dovrei fidarmi dei modi di dire?! Solo che ,in questo caso, si esagera un attimino. Comunque monto sulla sua Aprilia e lui inizia ad accelerare. Accelera così tanto, da sfiorare quasi i 190 km/h. Si curva sull’asfalto ed io seguo l’andamento della moto. Le mie scarpe, dei banalissimi sandali, vibrano sui pedali e per non cadere indietro cerco di tenermi con tutta la forza che posseggo, alla sua vita. Ma, essendo codesta circonferenza così ampia, è difficile da cingere. La strada non si vede nemmeno e il vento è una lama affilata, pronta a trafiggere. Quella notte andò più o meno così. Potevamo schiantarci. E non è successo. Altro che corse della Camomilla! Parliamo ora di un topos, il castello di Santa Severa dove furono girate le bellissime scene in cui Baby perde la verginità, sulle note di “I can fly”. Sono andata a vedere quel castello, era Ferragosto, tutte le coppiette campeggiavano sulla spiaggia. Mentre io ero con mia madre. Fate vobis!

“Il diavolo veste Prada” Chi di voi non si è mai sentito attratto da quel mondo patinato, fatto di lustrini e paillettes? Chi non ha mai sognato di presenziare ad una di quelle sfilate di alta moda ed indossare abiti da sogno?

REALTA’: Vengo invitata alla sfilata di Fendi della collezione primavera-estate. Esatto, amiche. Parliamo di Fendi. Al settimo cielo mi reco in loco e ,molto ingenuamente, non bado troppo al mio look. Indosso un cappotto rosso acquistato nei mercatini di Londra, un cappellino ed ho pure la congiuntivite. Davanti a me si presenta una specie soggetta a forte omologazione, sfottò della serie “E il lupo cattivo dove l’hai lasciato?” a parte. (L’ho mangiato, evidente no? Sennò sarei come voi!) Modelle o aspiranti tali alte 1. 80 cm , senza un capello fuori posto, truccate con un maquillage pauroso, perfette nei loro abiti succinti di Chanel, rigorosamente vestite di nero e via dicendo. Mi sento terribilmente fuori posto. Ciliegina sulla torta? Al mio accompagnatore è stato riservato un sofà di pregio e appena ivi ci sediamo, mi si getta addosso. Quasi soffocata, lo respingo e me ne vado.

TO BE CONTINUED…

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