Tor Marancia: degrado e street art nei quartieri popolari


Roma diventa una realtà metropolitana  analoga a quella delle grandi capitali europee. Di città come Berlino, che attraverso tour alternativi fa della street art, cioè di  questa forma contemporanea di arte una perla,un fiore all’occhiello. Quella che nasce  quindi come protesta per esprimere il senso di ribellione e appartenenza ad una subcultura,  diventa l’attrazione turistica accattivante che si coniuga perfettamente con la modernità.
Noi però vogliamo raccontarlo da un punto di vista diverso. Dal punto di vista di chi nella borgata ci è nato, ci è cresciuto, ci ha vissuto una vita intera. Lo vogliamo raccontare con il senso di appartenenza e con le parole tipiche del proprio luogo natio. Così lo abbiamo chiesto a Mario, un pensionato che vive nel complesso residenziale di viale di Tor Marancia dove da poco il sindaco Marino ha inaugurato, grazie alla collaborazione di artisti provenienti da tutto il mondo, l’iniziativa ‘Big City Life’, un capolavoro di espressività e arte. 
Mario ci racconta la storia dei fabbricati, costruiti nel 1949, proprio quando lui ed altri si sono trasferiti nel complesso residenziale. Ricorda il paesaggio circostante deserto , spoglio, alludendo ad una buca soprannominata ‘Shanghai’ e che oggi ha ispirato uno dei tanti murales. Ricorda, forse con nostalgia della landa campagna e di come nel tempo si sia evoluta fino a diventare una zona popolare.
“Queste sono case popolari, siamo venuti qui nel ’49 ma non esisteva niente era tutto prato, tutta campagna. Apposta hanno scelto questo posto per fare i disegni.Perché è la zona più vecchia. Come nelle altre parti, come hanno fatto al Tufello, al Quarticciolo. Hanno preso le zone più vecchie di Roma” dice ma poi quelle che emergono, nel corso della nostra conversazione, sono altre verità. Forse scomode anche se l’apparenza trae in inganno. Veniamo così a conoscenza della loro realtà difficile, della condizione precaria in cui vivono queste famiglie ,nell’attesa che qualcuno risolva problematiche con cui ormai convivono da anni.
Chi abita in questi palazzi?
“Noi, ci abitiamo noi. Gente della borgata. Io ci sono nato. Ho 80 anni e ancora sto qua.Sono case per i poveri. Poi è passato tutto all’A.T.E.R per il pagamento delle pigioni e per occuparsi del resto. Sono passate a loro. Non è che sono nostre. Noi paghiamo una buona pigione.”
Quanto pagate di affitto?
“Adesso sono quasi 220 al mese.”
Pagate anche delle spese come il condominio?
“No, qui il condominio non esiste. Facciamo tutto da noi. Ogni tanto, una volta al mese o ogni due mesi, vengono a tagliare un po’ di erba per terra.”
 Sono esclusivamente gli abitanti del complesso che si occupano di mantenere l’area?
“Tutte questa roba qua l’abbiamo messa noi. L’A.T.E.R non ha messo niente.”
Quali sono i criteri di base per la concessione dell’appartamento? 
“Noi abitavamo in borgata prima ed erano case che aveva fatto Mussolini. Stavamo in sei persone dentro una camera, senza bagno, senza niente. Erano baracche, con le tegole sopra.”
In uno stato di degrado?
“Un macello, s’allagava tutto se pioveva. Una volta che hanno smantellato un ponte che stava qui, hanno costruito e fatto queste case. Per noi, poveri.”
Chi è un povero per il comune di Roma? Ad esempio, lei perché si definisce povero?
“Perché uno che vive dentro una stanza con sei persone è povero sennò la casa se la comprava più grande.”
Non aveva un lavoro regolare per vivere dignitosamente?
“Io facevo l’imbianchino. Adesso prendo 800 euro al mese, dopo aver lavorato una vita.”
E i palazzi vengono assegnati anche a persone che riscuotono uno stipendio?
“No,la gente che vive in questi palazzi è la stessa di prima, poi abbiamo cominciato a pagare anno per anno e si è arrivati a questa cifra. Però logico che dovrebbero passare da figlio a figlio. E’ una vita che ‘sto qua, chi me la leva la casa. Poi se ho un figlio a meno che non esca dal contratto, la casa rimane a lui.”
I contratti sono a tempo indeterminato perciò?
“Sono sempre quelli, chi te la leva sta casa qua. Poi certo devi avere i soldi,se uno ha tanti soldi…”
Ma lei ha detto di prendere una pensione…
“Esatto, ma siamo comunque gente povera. Se c’è uno che sta bene lo cacciano via. Se capiscono che dentro una casa, un istituto di case popolari come questo, se ci stanno 4 o 5 persone che portano 4 o 5 stipendi te dicono:” La casa te la vai a prendere dove ti pare”. Penso che sia giusto. Quando hai dei bambini piccoli non viene nessuno.Poi quando diventano grandi e portano qualcosa a casa…”
Riguardo i murales invece cosa pensa?
“I murales per me sono cose fatte bene, sono bellissime.”
Secondo lei arricchiscono la zona e costituiscono un patrimonio culturale?
“Si però prima, io già una volta l’ho detto a loro, che prima di fare questi disegni devono fare altro.”
Hanno chiesto l’autorizzazione a voi?
“No, il comune e l’A.T.E.R hanno dato l’autorizzazione. Qui hanno cominciato a pitturare, hanno pure baccagliato: gente a cui non piaceva. E’ venuta l’A.T.E .R sabato e hanno fatto l’inaugurazione. E’ venuto il sindaco, il presidente della società. Un sacco di gente.”
A voi tutto questo sta bene?
“A noi non ci sta bene, perché cascano vari…vedi i cornicioni, quel palazzo, tutte le cose, che tu mi fai il disegno e non mi sistemi bene il cornicione o la parte interna….”
Quindi riversano in una condizione precaria anche ora gli edifici ?
“E’ logico, cascano tutti i balconi. Sono venuti qui a fare questi soffitti, questi c’erano ma dovevi vedere quel bianco là… Perché sono venuti a riparare, hanno fatto qualche cosa e poi sono spariti dalla circolazione. Non è venuto più nessuno. Qui c’è il degrado proprio.”
E all’interno gli appartamenti come sono?
“Gli appartamenti sono abbastanza belli ma quando siamo venuti qui non c’era niente. Solo la ventola del carbone ma non avevamo il gas, niente. Avevamo il carbone dentro il fornelletto, la carta sotto e con la ventola si accendeva il carbone.”
I mobili c’erano?
“I mobili noi li abbiamo messi. Ci hanno dato la casa pulita, senza niente dentro. Niente, nemmeno lo scaldabagno. C’era il bagno senza acqua calda. E poi ci abbiamo pensato noi.”
A spese vostre?
“Esatto, per la caldaia che vede qui dei termosifoni, abbiamo cacciato i soldi noi. Poi l’istituto delle case popolari, ha preso l’appalto. Ha preso l’appalto delle pigioni, dei lavori. Qui le persiane c’erano ma c’erano quelle vecchie di legno e cascavano proprio a pezzi. Basta che guarda qualche cosa qui di fronte per rendersene conto. Si vedono là, che cascano a pezzi e le abbiamo messe quasi tutte da noi. Dall’alluminio anodizzato alla vernice, proprio tutto.”
Aldilà delle condizioni di degrado in cui verte questa zona come avete reagito rispetto all’inaugurazione?
“A noi hanno detto che veniva il sindaco e di non fare caciara, non fare qua, non fare là e si sono messi da una parte. Hanno fatto quello che dovevano fare, il discorsetto loro ed è andata avanti così.”
Nel corso di quanto tempo sono stati realizzati i murales?
“Più di due mesi.”
Si parla anche di artisti stranieri?
“Sono tutti stranieri. Francesi, brasiliani, australiani. Però se lei ha visto i disegni che hanno fatto sono pure carini.”
Di un grande valore culturale direi..
“Dicono loro.”
Attraverso questa forma di arte si esprime un sentimento diverso di protesta e ribellione. Magari la stessa ribellione che potete avere voi nei confronti di tanto marasma. Lei si è sentito disturbato?
“Se ognuno si fa gli affari suoi stanno tutti bene, sono tutti d’accordo. Hanno deciso così e hanno fatto così. Ora hanno promesso che faranno, che aggiusteranno i cornicioni, che aggiusteranno qua e là, che faranno tutto quello che devono fare. Speriamo. Perchè sono venuti qui, hanno visto i disegni, hanno visto tutto. Arrivederci e grazie e chissà quando se ne parla. Guardi questo cortile qua, sotto il pontile. Ci sono delle transenne e io ho fatto una denuncia tre anni e mezzo fa. Ancora ci sono le transenne. Ho fatto una denuncia per i cornicioni che cascavano. Sono venuti qui hanno messo le transenne. Sono tre anni e mezzo che le transenne stanno così ma nessuno è venuto a fare le riparazioni.”
Ha provato a fare un sollecito?
“Troppi solleciti abbiamo fatto. Tutti si sono lamentati. Per i tubi dell’acqua, per le grondaie, magari scoppia il tubo e si allaga tutto.”
Mi parli degli artisti.Li ha visti lavorare? Ha dialogato con qualcuno di loro?
“Io non li conosco ma ho parlato con uno che ha fatto questi disegni. Un bravo ragazzo, giovane. Gli ho chiesto da chi era pagato ma non me lo ha detto.”
Le hanno creato dei disagi?
“No tutto apposto. Lavoro, bello, pulito.”
In conclusione è d’accordo o non è d’accordo?
“Sono d’accordo ma prima devono ripare quello che c’è da riparare e poi fare il disegno e sabato lo abbiamo fatto presente pure al sindaco perché se io faccio un bel disegno e poi casca tutto a pezzi il disegno diventa brutto.” 

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