Strade alternative nella professione giornalistica: tra accademie e tesseramento da freelance


Diventare giornalisti in un’epoca dove la tecnologia ha rivoluzionato i parametri dell’informazione, è l’aspirazione di molti giovani.
Una strada impervia e piena di insidie che però non scoraggia studenti e appassionati. Predestinati, consapevoli della loro sorte: gavetta, stage non retribuiti, scuole di giornalismo dai costi stellari, insomma corsi di formazione per una cerchia ristretta di eletti. E a questo punto viene da chiedersi: cosa ne sarà dellasomma cospicua di aspiranti tali? Cosa ne sarà dello studente che scrive su una testata online con la speranza che un domani questa passione, una passione in cui ha buttato sangue e sudore,possa trasformarsi nella sua professione? 
Orientarsi nel marasma e nell’odissea delle testate che promettono tesserini da pubblicista senza la dovuta retribuzione o degli istituti che offrono corsi di formazione, istituti però prettamente a carattere formativo se non riconosciuti dall’Ordine dei Giornalisti, è un ardua impresa e molte di quelle che ci sembrano opportunità potrebbero rivelarsi uno specchietto per le allodole, un modo ingannevole per lucrare, arricchirsi alle spalle dei sogni altrui. 

Le accademie non riconosciute dall’Ordine dei Giornalisti
Partiamo dalle accademie di giornalismo non riconosciute dall’Ordine, cioè da quello che costituisce un percorso alternativo per il raggiungimento dei propri obiettivi. Rispetto alle scuole di giornalismo ufficiali, hanno dei costi più contenuti ma questo non significa che siano esigui. I docenti del corso sono tutti giornalisti,più o meno noti e dall’eccelso curriculum vitae. Certo è che qualcuno di questi insegnamenti  potrebbe dare l’infarinatura iniziale e le nozioni basilari per intraprendere la professione di giornalista, altri magari potrebbero avere un carattere più specifico. Alla fine delle lezioni viene proposto uno stage, solitamente in una testata online.Un modo per fare esperienza, in fondo sappiamo che il giornalismo è un’arte che si apprende davvero sul campo ma ovviamente non aspettatevi una retribuzione, non aspettatevi un compenso e l’ambito tesserino da pubblicista. Lo farete per passione, lo farete per amore e magari per i più meritevoli potrebbe accendersi un barlume di speranza. Altrimenti interessatevi di corsi lauti, che sul modello delle scuole di giornalismo prevedono una dura selezione di accesso e propongono in base alla meritocrazia o così si spera, stage retribuito grazie al quale conseguire il tesserino da pubblicista.
Il rilascio del tesserino da freelance
 Ma ora veniamo alla parte più interessante, la parte che ai miscredenti potrebbe far storcere il naso. Un attestato, il rilascio di un documento. Quel pezzo di carta che ci fa dire ‘io sono un giornalista’ quando ci rechiamo a fare un’intervista o un reportage. Perchè quello che promettono queste scuole alternative è proprio il rilascio di un presunto tesserino da freelance. Basti sapere che non esiste nessun ordine dei freelance, che lo Stato riconosce legalmente l’Albo dei professionisti e quello dei pubblicisti anche se si tratta di un ordine obsoleto, controverso, dove l’iscrizione è riservata addirittura a persone che non hanno mai redatto un 
articolo in vita propria. Ma non è questa la sede per inoltrarsi in alcuni dissidi. Ciò che dobbiamo sapere è che ci sono tuttavia delle associazioni private, operanti perfino in ambito internazionale e sono associazioni di liberi professionisti, di freelance appunto. Esse hanno lo scopo di tutelare ogni membro, che usufruisce di convenzioni, partecipa ad iniziative promosse dalla congregazione e via dicendo. Chi organizza i corsi di giornalismo si avvale dellacollaborazione di testate online e suddette società. Dopo il superamento di un esame, avviene il rilascio del documento. Il presupposto fondamentale è accertarsi che tutto faccia capo ad una confederazione esistente davvero e che l’attestato non sia un alibi dietro il quale si nasconde un profitto economico. Ma anche in questa eventualità, c’è un dispendio: il tesseramento prevede una quota associativa annuale, come del resto accade nell’Ordine dei Giornalisti, pari circa a 70 euro. Una cifra accettabile e doverosa che però ci apre gli occhi sulla lobby infernale del giornalismo, quale macchina fatta di lucro e speculazione. 
Pubblicisti, professionisti e non, tutti possono far parte di un’associazione di freelance, ciò però non toglie che gli interessati debbano avere dei requisiti! Quali sono quindi le premesse di chi non fa parte di nessun ordine? L’importante è collaborare con una redazione, aver redatto un numero di articoli adeguati e ottenere le referenze del responsabile del giornale per cui si scrive, perciò in quel caso sperate che il vostro direttore vi stimi abbastanza! A questo punto appare chiaro a tutti coloro che già collaborano con una testata che un corso di formazione teso al conseguimento della tessera servirebbe a poco, per altri magari può rivelarsi un’occasione, da cogliere però con le dovute precauzioni e con la consapevolezza che tale tesserino non vi rende giornalisti a tutti gli effetti. La vera domanda è se nell’era della rivoluzione digitale, dove il modo di divulgare le notizie è cambiato e  dove tutti possono fare informazione, un’era in cui si passa più tempo davanti ad un computer che ‘a consumare la suola delle scarpe sul marciapiede’ e ciò potrebbe far rivoltare nella tomba i grandi nomi che in passato scrissero la storia del giornalismo, ebbene la vera domanda è: serve davvero l’iscrizione ad un ordine preciso e delimitato? Perché in questa ottica l’adesione ad una confederazione di freelance, più che appartenenza sociale è pura espressione di anticonformismo, ci rende le pecore nere del gregge! 

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