Criminalità femminile:quando il carnefice è donna

Da donne celebri della storia come Maria I Tudor detta la regina sanguinaria a persone comuni come Anna Maria Franzoni che con le loro vicissitudini hanno sconvolto l’opinione pubblica. Quante le donne finite sotto le luci dei riflettori perché artefici di delitti efferati? Durante il Medioevo le donne venivano arse vive, bruciate sul rogo perché accusate di stregoneria e oggi il femminicidio miete tante, troppe vittime ma noi non siamo il frutto di una società prettamente maschilista. Non sono solo gli uomini a cedere ai loro istinti primordiali. Anche dietro il sesso debole si nascondono carnefici pronte a uccidere e l’aumento della criminalità femminile ne è la prova tangibile. Quali sono i retroscena di questo fenomeno?
Teorie sulla criminalità femminile- In passato la donna veniva ritenuta incapace di commettere atti violenti perché ciò era in contrasto con il delicato e passivo ruolo femminile all’interno dellasocietà, perciò la criminalità femminile rimase un universo inesplorato almeno fino a quando la devianza fu posta entro una prospettiva femminista, biasimando il ruolo predominante dell’uomo nella criminologia e sociologia.Cesare Lombroso, medico e professore di Antropologia criminale riteneva le donne organismi regrediti che avevano subito un arresto nel processo evolutivo e le criminali costituivano un anatema per il loro sesso, erano cioè doppiamente devianti. Tesi che espone nella celebre opera del 1893 “La donna delinquente, la prostituta e la donna normale”, dove afferma che la prostituzione è espressione del disadattamento femminile nella vita relazionale e che ladonna criminale sia una persona intelligente e dalle caratteristiche mascoline. Ovviamente le opinioni sessiste di Lombroso non hanno fondamento e larisposta alla devianza femminile arriva dalla sociologa statunitense Freda Adler, autrice del libro “Sister in crime”. La Adler ritiene le donne soggette a una sorta di processo di mascolinizzazione, in base al quale esse tenderebbero ad assumere ruoli prettamente maschili nella società, spogliandosi delle vesti di brave mogli e madri e del ruolo tradizionale che da sempre le contraddistingue. Secondo questa prospettiva emancipazione femminile e criminalità sarebbero facce della stessa medaglia e per capirlo basta chiedersi come mai in seguito alla liberalizzazione della donna sia aumentata la partecipazione femminile a bande armate o ad organizzazioni mafiose. In alcuni casi il comportamento deviante viene attribuito anche agli ormoni femminili e alla sindrome premestruale che causerebbe un incremento dell’aggressività nella psiche umana e istinti come quello suicida o omicida. Queste teorie, definite biologiche si fondano su studi come quello condotto nel 1945 da cui è emerso che l’84% dei reati sono stati commessi nel periodo premestruale. Spesso però la devianza è riconducibile a fattori esterni all’individuo e ciò che è determinante nella vita di una persona è proprio il contesto sociale. Su questo presupposto si basano le ipotesi sulla socializzazione che mettono in evidenza l’importanza dei modelli educativi e l’influenza che essi hanno sull’individuo. Infatti sarebbe proprio l’educazione delle ragazze e l’idea stereotipata della femminilità improntata a valori quali la famiglia ad esercitare un forte controllo sociale sulle giovani, tenendole lontane dai guai. Quindi il comportamento deviante delle ragazze andrebbe attribuito a delusioni amorose, a contesti familiari difficili e alla voglia di attirare l’attenzione.

I crimini –Statisticamente parlando il tasso di criminalità femminile è nettamente inferiore a quello maschile. Questo è dovuto al numero latente di reati commessi dalle donne e a una sorta di fattore cavalleria in cui sono coinvolti i giudici e la polizia. Ciò però non toglie che le donne commettano reati e i delitti di cui si macchiano più spesso sono prostituzione e infanticidio. L’infanticidio era molto diffuso in passato e queste donne venivano uccise perché colpevoli di un crimine contro la religione. A commettere un infanticidio è la madre depressa, la malata di mente o la madre che ha un figlio indesiderato. Ma tra le vittime della criminalità femminile non ci sono solo i bambini. A volte le donne si sporcano uccidendo rivali in amore o altri membri della propria famiglia come padri tiranni o mariti violenti. Infatti molte detenute hanno ucciso uomini da cui dovevano difendersi. Ma non disponendo della loro stessa forza fisica,  le donne raramente agiscono in maniera diretta (ricorrendo al coltello, alla pistola o alle mani) e utilizzano altri stratagemmi come l’arsenico, che prima veniva mescolato alle bevande ed era difficile diagnosticare un avvelenamento. 
I moventi-Le donne sono vittime di grandi passioni: quindi al di là del movente economico possono essere sopraffatte da sentimenti quali gelosia, vendetta, odio e stati mentali alterati come la psicosi. Alcune donne uccidono per provare il proprio potere sugli altri.
Il ritratto della donna criminale-Ma qual è il ritratto della delinquente nata, della perfetta criminale?  Chi sono le donne in carcere?  Secondo la sociologa Pet Carl la tipica donna criminale non esiste. “Donne che frangono la legge vengono da tutti i tipi da ambienti sociali sebbene come i maschi che violano la legge, le donne che finiscono in prigione hanno molte più probabilità di venire dai gruppi sociali di livello inferiore che da quelli superiori.” Infatti la maggior parte delle detenute ha origini in contesti sociali problematici, presenta una scarsa istruzione e ha alle spalle storie di abusi sessuali, violenza in famiglia, problemi legati al consumo di droga e un’infanzia drammatica. È evidente che la devianza fiorisce tra gli inetti e gli esclusi, tra coloro che vivono ai margini della società o nella mente di chi ha problemi psicologici. Precedentemente la donna era ritenuta insana e affetta da nevrosi poiché incapace di sfogare attivamente le proprie frustrazioni al contrario degli uomini, propensi all’azione. Oggi le donne rivestono un ruolo diverso nella società ma indipendentemente dal sesso, chi uccide e commette reati è una persona che ha un comportamento antisociale perché vive un disagio. Quindi la detenzione non basta a debellare il problema, ma va affiancata ad un percorso di rieducazione e risocializzazione. Nel caso della criminalità femminile c’è un’aggressività addirittura superiore a quella degli uomini, nei confronti del personale penitenziario. Queste donne mascherano il dolore e celano una profonda sofferenza psicologica, a volte sono solo vittime della loro stessa follia.

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